A due settimane esatte dalla indimenticabile giornata di domenica 12 aprile 2026, torniamo con la memoria al momento che ha segnato l’inizio della 46ª Su e Zo per i Ponti di Venezia. Dopo i primi ringraziamenti pubblicati all’indomani della manifestazione (vedi precedente articolo: “Grazie dalla Su e Zo per i Ponti!”), oggi vogliamo condividere il momento che ha dato il via a tutto: la Santa Messa celebrata alle 8.30 presso la Chiesa di San Moisè, a pochi passi da Piazza San Marco.
Quale modo migliore di cominciare la giornata se non raccogliendosi in preghiera subito prima della partenza della passeggiata fissata alle 9.30? In una chiesa piena di giovani, genitori e insegnanti, Don Roberto Donadoni, parroco della Parrocchia di San Salvador e Santo Stefano, ha offerto una riflessione profonda, mettendo in relazione il Vangelo della Domenica della Divina Misericordia (Gv 20, 19-31) con lo spirito della Su e Zo. Partendo dall’immagine dei discepoli chiusi per paura, Don Roberto Donadoni ha ricordato che la Pasqua è movimento: è Gesù che apre le porte e ci rimette in cammino verso gli altri.
Riportiamo di seguito il testo integrale dell’omelia di Don Roberto Donadoni, splendida testimonianza di come la partecipazione alla Su e Zo sia il segno di un mondo più fraterno e solidale, dove diventiamo noi stessi «ponti di pace, di amicizia e di speranza».
Nella foto ricordo di questo momento speciale, insieme a Don Roberto Donadoni, sono presenti:
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Sr. Cristina Camia, in rappresentanza di Sr. Chiara Cazzuola (Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice);
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Cosimina Convertini, in rappresentanza del Consiglio Direttivo TGS Nazionale;
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Igino Zanandrea, Direttore di TGS Eurogroup, in rappresentanza del Comitato Promotore Su e Zo per i Ponti.
Omelia breve – Seconda Domenica di Pasqua / Divina Misericordia
in occasione della Su e Zo per i Ponti
Cari ragazzi, cari insegnanti, cari genitori, cari amici,
il Vangelo di oggi ci porta dentro una casa chiusa, dove i discepoli sono bloccati dalla paura. Hanno il cuore pesante, sono feriti, confusi, disorientati. E proprio lì, in quella stanza chiusa, arriva Gesù. E la prima parola che dice è bellissima: ”Pace a voi”.
È una parola che oggi raggiunge anche noi. Perché tutti, anche i più giovani, portiamo dentro qualche paura, qualche fatica, qualche ferita, qualche domanda. E il Vangelo ci dice una cosa molto semplice e molto grande: Gesù non aspetta che siamo perfetti per venirci incontro. Viene così come siamo. Viene nelle nostre chiusure. Viene nelle nostre domande. Viene perfino nei nostri dubbi.
Per questo nel Vangelo di oggi c’è Tommaso, che è un personaggio molto vicino a noi. Tommaso non riesce a credere subito. Vuole capire, vuole vedere, vuole toccare. E Gesù non lo rimprovera, non lo umilia, non lo respinge. Gli va incontro.
Come a dire: anche la tua fatica, anche il tuo dubbio, anche la tua ricerca possono diventare strada per incontrarmi davvero.
Questo è molto importante, specialmente per voi ragazzi: la fede non è una recita, non è fare finta di credere, non è avere sempre tutto chiaro. La fede è resta re aperti a Cristo, lasciarsi cercare da lui, anche quando dentro abbiamo domande.
E oggi questa Messa si inserisce dentro una giornata molto bella: la Su e Zo per i Ponti. Una camminata per le calli di Venezia, una festa di popolo, una esperienza di amicizia, di scuola, di condivisione, di solidarietà. E allora mi sembra che ci sia un legame profondo con il Vangelo.
Perché oggi non facciamo semplicemente una passeggiata. Camminiamo insieme. E questo, nel tempo che viviamo, è già un segno importante. In un mondo dove spesso ci si chiude, ci si isola, ci si divide, ci si guarda con sospetto, oggi migliaia di persone si mettono in cammino insieme. E questo ha qualcosa di evangelico.
I discepoli del Vangelo erano fermi, chiusi, impauriti. La Pasqua invece rimette in movimento. Cristo risorto apre le porte, rimette i piedi in cammino, riporta il cuore verso gli altri. E allora anche questa camminata, se la viviamo bene, può diventare un piccolo segno pasquale: uscire, incontrarsi, condividere, accorgersi degli altri, fare spazio, aiutarsi, portare un po’ di gioia.
E c’è poi un’altra parola da non dimenticare: solidarietà. La misericordia, che oggi celebriamo, non è una parola astratta. La misericordia diventa concreta quando una persona si accorge dell’altra, quando non pensa solo a sé, quando sa tendere la mano, quando sa farsi vicino. In fondo, anche noi oggi attraversiamo ponti non solo di pietra, ma simbolicamente ponti umani: ponti tra persone, tra scuole, tra generazioni, tra mondi diversi.
E Venezia, con i suoi ponti, oggi ci insegna qualcosa di molto bello: la vita cristiana non costruisce muri, costruisce ponti. Il Risorto non chiude, apre. Non divide, raduna. Non allontana, avvicina.
Allora chiediamo al Signore, in questa Eucaristia, tre doni semplici.
- Il primo: che entri nelle nostre paure e ci doni la sua pace.
- Il secondo: che ci aiuti, come Tommaso, a trasformare i dubbi in ricerca sincera e iI cuore in incontro vero con lui.
- Il terzo: che questa giornata della Su e Zo per i Ponti non sia solo una bella manifestazione, ma anche un piccolo segno di un mondo più umano, più fraterno, più solidale.
E mentre cammineremo per le calli di Venezia, ricordiamoci che il Vangelo ci chiede questo: non soltanto andare avanti, ma camminare insieme. Non soltanto attraversare ponti, ma diventare noi stessi ponti di pace, di amicizia e di speranza.
Amen.
Don Roberto Donadoni

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