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TGS Story: ai miei tempi…

Nuova puntata della rubrica “TGS Story”, che ripercorre oltre 50 anni di storia di TGS Eurogroup. Il contributo di oggi, così come la foto, è di Diego, Leader TGS Eurogroup dal 1987 al 1991.
Anche tu hai
qualche ricordo che vorresti condividere o anche solo un pensiero, un saluto o un augurio da affidare all’associazione TGS Eurogroup di oggi e di domani? Allora invia una mail a blog@tgseurogroup.it con i testi, le immagini o i video che raccontano la tua esperienza associativa: li vedrai pubblicati presto tra le pagine di questa rubrica “TGS Story” o nell’album fotografico “TGS Story Picture Book” all’interno della pagina facebook ufficiale TGS Eurogroup.
La parola ora passa a Diego! Buona lettura!

Quando mi è stato chiesto di scrivere un pezzo sulla mia esperienza TGS ho risposto sorridendo con un’altra domanda alla mia interlocutrice che mi guadava sospettosa.
– Sei parole bastano?
– Al TGS ho conosciuto mia moglie…
– È tutto!
Ebbene a dire il vero non è solo questo.
In fondo alla mia memoria ci sono due anni da accompagnato, cinque da accompagnatore e almeno sette di ritiri preparatori in qualche casa delle Dorotee o Salesie che fossero. Il pensare a qualcosa da raccontare mi mette inevitabile nostalgia e credo che non tenterò di nasconderla.

Cominciando col dire qualcosa sul “Vecio” rischierei di scrivere cose banali. Tutti avranno passato memorabili momenti con Lui e potrebbero raccontare mille aspetti del suo essere stato promotore del TGS.
Per chi non lo sapesse, don Berti era “il Vecio” per molti leader. Credo nessuno lo abbia mai chiamato così, ma lui sapeva essere quello il suo soprannome. A volte era anche il boss o father Berti, ma per me era solo “il Vecio”.
Lui era il nostro “capo” ma non solo, era una seconda tremenda coscienza.
Ogni volta che tornavo dall’Inghilterra mi aspettava giù dalla scaletta dell’aereo, mi guardava in faccia e il primo fiato che spendeva era per chiedermi con sguardo truce: “Come ze ‘ndà coe tose?”.
Mai una volta che avessi ceduto alla tentazione di essere sincero, mai una volta che lui abbia creduto ad una sola mia parola. Non sopportavo questa sua capacità di leggermi dentro anche perché lo faceva con una certa diffidenza in lui naturale. Ma aveva tutte le ragioni per non fidarsi.
Non era affatto un problema di “tose” ma a pensarci oggi direi di comunicazione ingannevole. Concetti di marketing possono sembrare inappropriati nel contesto ma non lo erano poi così tanto.
Per usare un linguaggio di ormai vent’anni fa, gente come me, Cencio, Gianle, Mike e quelli della compagnia degli “Ontarelli” ne combinavamo a nastro. Ogni occasione era buona per fare scherzi tra noi e agli altri.
Questo era per noi un pessimo biglietto da visita agli occhi del “Vecio”. Allora ci pareva impossibile sintonizzare l’esuberanza dei ventenni con la serietà del Venerabile. Toccava sempre a qualche più attendibile e saggia leader convincerlo che in realtà eravamo seri lavoratori, bravi ragazzi e pilastri del gruppo quando eravamo in Inghilterra.
Meglio chiarire a chi legge che la saggia leader era una che rischiava in proprio.

L’aneddoto “Woodstock” aiuta a comprendere il suddetto pessimo marketing.
Contesto: seria riunione durante un incontro ad Asolo con tema: rinnovare le noiose e ritrite gite infrasettimanali durante il soggiorno inglese con qualche nuova destinazione. Idea nessuna. Tutti i luoghi più noti e famosi erano stati già visitati.
Improvvisa illuminazione del Cencio: “Andiamo a Woodstock! Luogo del mitico concerto del ‘69. Racconteremo ai ragazzi la storia di quegli anni e poi faremo una caccia al tesoro. Per chi ritroverà nel parco il plettro di Jimi Hendrix ci sarà un fantastico premio”. L’idea presupponeva anche la faticosa disseminazione di qualche manciata di plettri nel fantomatico parco prima della caccia al tesoro e di nascosto dai ragazzi.
La faccia del Vecio: Un espressione così interrogativa che pareva graziare il Cencio. Ad ogni modo mozione respinta tra qualche risatina.
Peccato che il Vecio, convinto che un bravo e serio ragazzo come Cencio non potesse scherzare, dette seguito alla cosa e presentò Woodstock nell’elenco delle proposte papabili. L’agente inglese del tempo, tale Margaret, fu costretta a scervellarsi per capire dove mai fosse esattamente il paese di Woodstock per poi scoprire che si trattava di un paesello dello Stato di New York.
Durante l’incontro successivo Cencio rischiò di essere sepolto dall’ilarità generale e dal nervoso di don Berti, ma a tutti restò sempre il dubbio che avesse trovato il coraggio di fare veramente uno scherzo simile al Vecio.

Continuando con un linguaggio dei tempi direi che gli incontri di due giorni erano sempre “mitici”. Anche in questo caso quello che oggi sarebbe definito in termini aziendali “team building” era un clamoroso mondo dei divertimenti autogestito e spesso appena tollerato dal Vecio. Tra una burla e l’altra gli incontri passavano e senza accorgerci avevamo organizzato gite, soldi, programmi sportivi.
La suspance più bella che si generava durante quegl’incontri era quella del toto leader. Il Vecio faceva degli accoppiamenti basandosi su una sola regola ferrea nota a tutti: “Decido mi…”
Con il passare degli anni e con l’anzianità diede verbo sull’argomento a qualche vecchia leader di incontestabile serietà. Inutile dire che queste poche avevano solo parere consultivo. Ma la cosa era davvero divertente perché trapelavano meglio le informazioni.
La composizione prevedeva cinque leader con le seguenti caratteristiche minime: un prete, un chitarrista con doti ecumeniche, una laureanda in lingue, uno sportivo possibilmente un po’ pagliaccio, una anziana leader possibilmente cattiva. Credetemi era la miscela perfetta per il perfetto gruppo TGS.

Credo di aver imparato in quei giorni quello in cui ancora oggi credo profondamente.
L’amicizia, il puro divertimento e la spensieratezza sono la base di grandi risultati in tutte le cose della vita.
Lavorare duramente non ci pesava, il sonno e la fatica non erano problema per nessuno, il rispetto reciproco, la fede e i valori TGS trasformavano i sorrisi e gli scherzi in un continuo lavoro senza sbavature.
Essere un bravo leader era un obiettivo concreto di tutti. Un complimento del Vecio era pura carica di energia per la nostra missione.
A ripensarci bene, ci mettevamo anima, fisico, cuore senza che alcun ritorno economico fosse alla base del nostro essere parte dell’associazione.
Anzi, sono convinto che la leva principale per tutti noi fosse semplicemente la voglia di stare insieme e di fare qualcosa di utile per gli altri, e perché no anche per noi, divertendoci.
Avevamo vent’anni, poco più e ci sembra ieri.
A ripensarci il nostro caro Vecio, con quel suo fare “rustego” ci voleva proprio bene e doveva avere un’immensa fiducia in noi per affidarci fior di gioventù così lontana da casa.

Oggi posso scherzare sul fatto che al TGS ho conosciuto mia moglie, ma posso anche tranquillamente affermare che il TGS mi ha formato e mi ha dato dei valori che oggi riconosco come pilastri della mia persona.

E adesso qualche ringraziamento speciale e doveroso:
– Al bellissimo parco di Guildford, dove è rimasto il mio crociato anteriore sinistro.
– Alla signora Bell che mi ha curato come suo figlio.
– Ai figli della famiglia Furlonger di Guilford che si pulivano sempre la bocca di ketchup sulla mia maglietta.
– Alla famiglia Furlonger la cui casa era unico esempio di lassismo assoluto. La dentro qualunque cosa si poteva fare, tranne la doccia perché rotta da anni.
– Allo “Sfigat Burger” di Piccadilly – non ci sarà più adesso – Per me sarà sempre di fianco a Boots con i suoi panini umidi e scaldati al microonde. Inevitabile schifezza del sabato sera.
– “Ae tose” che don Berti pensava cuccassi. Avrebbe dovuto ringraziarle lui, io non battevo chiodo!
– A don Roberto per ben tre volte leader con me, che mi controllava coe tose e alla fine ha celebrato il mio matrimonio con una di quelle tose.
– Ai bagni della Skinner’s School di Tunbridge Wells. Unica zona dove dormire 10 minuti dichiarando alle leader urgenze fisiologiche.
– Alla Sue e ai suoi memorabili GinTonic. Peccato che al terzo non si sentisse più il Tonic. Fortuna ospitava leader e non studenti!
– A Bill e signora, il giardiniere finto ateo con moglie dolcissima che hanno organizzato la festa di compleanno più bella della mia vita.
– Ai pub di Les Pantiles. Un buon motivo per non dimenticare il Kent.
– Ai finti punk di Carnaby, le foto fatte a loro mi hanno reso popolare alla 5a A Ragionieri di Este.
– Agli Ontarelli: Cencio, Gianle, Luca, Andrea, Diego (l’altro), Mike (adesso dove sei?).
– Alle sagge leader Bruna, Cristina e Chiara. Senza di loro sarei ancora nella lista d’attesa del Vecio.
– A don Berti che ha reso tutto questo possibile.
– A mia moglie che ama l’Inghilterra come me.

Diego Benatti

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