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Il Progetto educativo TGS: 4° puntata

Quarta puntata della sintesi del workshop “Progetto educativo e carisma salesiano” rivolto ai genitori e tenuto in occasione dell’Incontro dell’Amicizia, domenica 13 gennaio 2019, con gli appunti messi a disposizione dalla Commissione Formazione e Animazione TGS Eurogroup.
“L’incontro ha preso le mosse dall’immagine di un ponte: non un ponte qualunque ma il Tower Bridge, vero e proprio simbolo di Londra. Come tutte le immagini, serve ad entrare in sintonia con un argomento specifico, e nel nostro caso, è di aiuto per lasciarsi stimolare dai principi della pedagogia salesiana”.
Per rileggere le puntate precedenti, trovi i link in calce al presente post! Buona lettura!

Pedagogia di un ponte – quarta puntata

Per la serie “da qualche parte dobbiamo pur partire!”. Fatto il progetto (ovvero sia avuta l’idea e concretizzata) occorre passare alla costruzione dei piloni, gettare le basi e le fondamenta perché il ponte sia solido. Più sono solide le basi, più si resiste alle intemperie, alle correnti avverse.

  1. Le basi dell’educazione salesiana

Don Bosco si muove prima di tutto osservando le strade di Torino, girando, ricevendo insulti e perfino botte perché questi ragazzi sono restii ad essere avvicinati figurarsi a sentir parlare di religione e di buon comportamento. Il primo luogo di apostolato per il giovane sacerdote diventa il carcere, lì dove la miseria e la disperazione diventano accentuate. Ebbe a dire don Bosco: «l’evangelizzare i prigionieri è un’impresa di non facile riuscita e che incontra in pratica non poche difficoltà, mentre quei luoghi di sventura e di sventurati sono i più bisognosi del ministero sacerdotale. Non tutti i sacerdoti però hanno il coraggio di fermarsi in quegli ambienti oscuri, tra que’ catenacci, quelle grosse inferriate, e que’ ceffi che destano ribrezzo e paura al solo vederli; non tutti hanno le qualità di prudenza, di abnegazione, di pietà, di presenza di spirito e di scienza tutta propria a tale sorta di gente». Nonostante le difficoltà comprende che il suo sistema pedagogico deve partire prima, evitare la condanna, mettere questi ragazzi nella condizione di evitare quegli errori. E come? Dando loro un’istruzione professionale e una formazione come uomini e come cristiani (nel motto “Buoni cristiani e onesti cittadini” c’è la sublime sintesi del sistema salesiano).

Ma potremmo dire che oggi la gioventù ha altri pericoli e quindi non dobbiamo avere la preoccupazione di evitare loro il carcere ma ben altro! Ma il metodo preventivo non è assolutamente obsoleto, si tratta di anticipare forse ma di lavorare schiettamente al fianco dei ragazzi per la loro formazione. Giustamente un genitore si preoccupa sempre del futuro del proprio figlio, ma verrebbe da chiedersi: “Quale futuro? In che ambito stiamo parlando?” se è solo professionale (scegliere le scuole migliori, fare mille esperienze per accrescere il bagaglio culturale) comprendiamo solo una parte del progetto. La base umana? Quali esperienze oggi possono favorire questa formazione umana (e spirituale)? In una parola sola: le relazioni autentiche. La capacità di stare in modo costruttivo con gli altri. I piloni del ponte sono solidi anche perché è un peso condiviso tra loro, sono collegati e non sono parti autonome e indipendenti. Un pericolo dell’oggi è l’atomizzazione della propria crescita, pensare solo a sé stessi alle proprie scelte, al proprio benessere, al proprio futuro (come possesso e non progetto).

  1. Per resistere alla corrente

L’esperienza di gruppo è un elemento fondamentale per l’oggi dell’educazione quando molto del tempo viene trascorso individualmente (anche in un ambito condiviso quale lo sport, la scuola, le amicizie). Il pericolo è mettere al centro l’io, renderlo un assoluto, renderlo la misura di ogni cosa (“questa esperienza è valida perché a me piace”). Non siamo il centro del mondo attorno al quale tutto gira, siamo una rete di relazioni in cui l’altro ha da imparare da me e viceversa, l’altro è uno strumento per la mia realizzazione e viceversa, gli altri sono una risorsa non certo una minaccia o un fastidio. È un investimento educativo far fare delle esperienze di gruppo oggi, per nulla scontato in cui anche l’educatore deve resistere alla corrente contraria della tentazione.

Diverse infatti sono le “tentazioni” da vincere quando si lavora con i giovani: essere amici e non educatori (Massimo Recalcati parla della perdita della categoria di “paternità educativa” oggi), stare al loro livello e lì rimanere (il punto accessibile al bene di DB viene smarrito a favore di un livellamento verso il basso), l’improvvisazione, il lavoro personale e individualizzato, il fatalismo (“sono fatti così”) e l’a-temporalità (“abbiamo fatto sempre così”). Talvolta resistere alla corrente è la fatica più grande che don Bosco riconosce come complicato ed esigente (mentre il “metodo repressivo” è più semplice, immediato e meno compromettente) ma porta frutto perché a distanza di anni il ponte è solido, resiste, non si piega alle difficoltà.

a cura della Commissione Formazione e Animazione TGS Eurogroup

[continua]

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