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Il Progetto educativo TGS: 3° puntata

Terza parte degli appunti messi a disposizione dalla Commissione Formazione e Animazione TGS Eurogroup in relazione al workshop “Progetto educativo e carisma salesiano” rivolto ai genitori e tenuto in occasione dell’Incontro dell’Amicizia, domenica 13 gennaio 2019.
“L’incontro ha preso le mosse dall’immagine di un ponte: non un ponte qualunque ma il Tower Bridge, vero e proprio simbolo di Londra. Come tutte le immagini, serve ad entrare in sintonia con un argomento specifico, e nel nostro caso, è di aiuto per lasciarsi stimolare dai principi della pedagogia salesiana”.
Hai perso le prime due puntate? Le ritrovi ai link in calce al presente post! Buona lettura!

Pedagogia di un ponte – terza puntata

Dal progetto di Horace Jones si deve passare alla concreta realizzazione del ponte. Ovviamente lo stile applicato è pienamente secondo i canoni estetici vittoriani adattati al tipo di struttura. Ecco le caratteristiche guglie che abbelliscono le due torri nelle quali è inserito il meccanismo idraulico che consente al ponte di alzarsi in breve tempo e consentire il passaggio delle numerosi navi lungo il Tamigi.

  1. Attenzione all’oggi e al domani…

Documento finale del sinodo, 21: “L’ambiente digitale caratterizza il mondo contemporaneo. Larghe fasce dell’umanità vi sono immerse in maniera ordinaria e continua. Non si tratta più soltanto di «usare» strumenti di comunicazione, ma di vivere in una cultura ampiamente digitalizzata che ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri”.

Documento finale del Sinodo sui giovani, 45: “Le giovani generazioni sono portatrici di un approccio alla realtà con tratti specifici. I giovani chiedono di essere accolti e rispettati nella loro originalità. Tra i tratti specifici più evidenti della cultura dei giovani sono state segnalate la preferenza accordata all’immagine rispetto ad altri linguaggi comunicativi, l’importanza di sensazioni ed emozioni come via di approccio alla realtà e la priorità della concretezza e dell’operatività rispetto all’analisi teorica. Grande importanza rivestono i rapporti di amicizia e l’appartenenza a gruppi di coetanei, coltivati anche grazie ai social media”.

Questi due testi mettono in evidenza come il tempo sia una categoria che determina continuamente il sorgere di nuove domande e di conseguenza nuove modalità di risposta. In ambito educativo significa che arrivano sulla scrivania dell’educatore ogni giorno nuove proposte, nuove occasioni di riflessioni, nuove modalità di intervento, nuovi stili. Significa mettersi in discussione, essere attenti ai “segni del tempo”, essere pronti a non ripetersi ma rinnovarsi. Per esempio, oggi, bypassare la tecnologia sarebbe un errore. Demonizzare i social pure. Occorre invece abitare saggiamente i luoghi, gli spazi e i tempi dei giovani non secondo le loro regole, ma regolarizzare questi ambiti (si educa con un post di facebook? Si educa con una foto sui social? Con un commento? Con un like? Sì, imparando la loro lingua con la nostra “grammatica”).

Paradossalmente oggi la comunicazione ha assunto nuovi vettori che ci hanno cambiato e hanno cambiato i tempi della fruizione. Tutto è diventato più veloce, immediato, consumato sempre più in fretta. Anche l’educazione rischia di diventare un “prontuario all’uso”, la soluzione immediata a problemi ben più radicati e profondi.

Una caratteristica fondamentale dell’ambiente educativo di don Bosco era la buonanotte, un’occasione quotidiana per poter parlare loro, trasmettere dei contenuti, riprendere e rileggere la giornata in maniera sapienziale. Passo dopo passo per un lungo tragitto. Chi oggi ha l’occasione di formare quotidianamente un giovane? Che peso ha la formazione nelle scelte nelle vita di ogni giorno? Ben poco se sono parole gettate al vento, sprecate e poco convincenti. L’immagine, la brevità degli interventi, l’intensità di quello che dico, lo strumento che utilizzo può cogliere nel segno (e al contrario andare miseramente fuori bersaglio).

  1. …sapendo educare il nostro sguardo

Verrebbe da porsi da subito questa domanda: con che sguardo approccio la realtà del tempo a noi contemporanea. Uno scritto di Platone del V secolo a.C. affermava che la generazione dei giovani a lui successiva era corrotta e senza futuro. Sono passati 2500 anni da allora, ma non sempre abbiamo fatto dei passi avanti. Rischiamo di guardare ai giovani come qualcosa da (s)formare secondo le nostre uniche direttive, confrontare i tempi, vivere di ricordi, in una fissità temporale ormai lontana e distante dal reale.

Perdersi questo reale, la situazione che abbiamo davanti, la persona che abbiamo davanti è il pericolo latente dell’educatore poco in grado di smuoversi dalle proprie posizioni. I segni del tempo sono uno stimolo non argomento per paragoni poiché ogni persona vive la sua epoca, fatta per cogliere le opportunità e va educata a rimanere attenta ai pericoli insiti (che non sono un assoluto). L’educazione non è “abbiamo sempre fatto così e abbiamo fatto bene” bensì “abbiamo sempre fatto qualcosa per fare il bene”. E l’oggi ci dà nuove opportunità. Don Bosco oggi farebbe assumere alle sue esperienze educative nuove forme e nuovi strumenti mantenendo il nucleo dello stile preventivo di arrivare prima per educare il dopo.

a cura della Commissione Formazione e Animazione TGS Eurogroup

[continua]

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