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Il Progetto educativo TGS: 2° puntata

Seconda parte degli appunti messi a disposizione dalla Commissione Formazione e Animazione TGS Eurogroup in relazione al workshop “Progetto educativo e carisma salesiano” rivolto ai genitori e tenuto in occasione dell’Incontro dell’Amicizia, domenica 13 gennaio 2019. L’incontro ha preso le mosse dall’immagine di un ponte: non un ponte qualunque ma il Tower Bridge, vero e proprio simbolo di Londra. Come tutte le immagini, serve ad entrare in sintonia con un argomento specifico, e nel nostro caso, è di aiuto per lasciarsi stimolare dai principi della pedagogia salesiana.
Ti è sfuggita la prima puntata? La puoi ritrovare al seguente link: “Il Progetto educativo TGS: 1° puntata”. Buona lettura!

Pedagogia di un ponte – seconda puntata

Una volta stabilito da parte dell’amministrazione di Londra di costruire un nuovo ponte per collegare le due rive del Tamigi nella zona del Tower porta alla fase successiva di scegliere un progetto. Ne vengono presentati più di 50. Viene ritenuto vincitore il progetto dell’architetto Horace Jones. Per completare questo lavoro di scelta si impiegò un periodo di circa 10 anni!

1. Avere un progetto…

Cosa risulta essere più pericoloso durante una camminata in montagna? Tutti gli esperti direbbero “sottovalutare la situazione”, pensare di poter girare a caso, senza riferimenti, senza una mappa, senza conoscere il sentiero.

Allo stesso modo è importante non girare a vuoto nell’atto educativo, ma sapere almeno la meta e di conseguenza conoscere gli strumenti per arrivarci (commisurati alle mie forze e capacità).

Il difficile di oggi è sicuramente sapere dove vogliamo andare, quale obiettivo raggiungere nell’educazione e come sempre capita quando ci sono molteplici idee, si rischia di inseguire le mode del momento o peggio ancora lasciare spazio all’improvvisazione o – inneggiando al valore assoluto della libertà – rendendo il ragazzo autore della propria formazione.

Ma in montagna si segue una guida quando non si conosce la strada. In montagna si prendono dei punti di riferimenti. Ci si affida a chi è competente e non mettiamo mai in dubbio le sue capacità. Ecco un secondo problema da risolvere allora: chi è che fa da guida oggi? Quali “competenze” sono necessarie? Ci lasciamo guidare?

Un’esperienza formativa ha quindi bisogno di persone che assumano il ruolo di guida e che siano formate a questo ruolo. Diventare leader/educatore è prima di tutto un’esperienza di formazione su se stessi, sulle proprie motivazioni e favorire il cammino di crescita anche attraverso un modello di educazione.

2. …e seguirlo anche in mezzo alle difficoltà.

Don Bosco ha avuto un modello chiaro che nasceva dal desiderio di incontro. Fin da ragazzo sentiva la mancanza di amorevolezza da parte delle guide del tempo: i sacerdoti. Fin da subito scende per le strade e vuole incontrare quei ragazzi, anche quelli che lo rifiutano e lo trattano male. Fin da subito la sua idea di educazione è segnata dall’obiettivo della salvezza delle anime (“Da mini animas…”) e dal instaurare un rapporto di confidenza coi ragazzi. Ogni momento, nello stile salesiano è quindi utile per incontrare i giovani, parlare loro, guidarli, riportarli sulla strada giusta quando hanno sbagliato. La contiguità non è una categoria salesiana; lo è la comunione e la confidenza.

Avere un progetto significa quindi evitare il pericolo più grande dell’improvvisazione, ma questo non significa rigidità o fissità, poiché nemmeno una virgola può essere cambiato. Occorre essere attenti ai segni del tempo, ai nuovi stimoli e situazioni che ci provengono dalle realtà che incontriamo. È il Vangelo stesso che presenta Gesù attento alle diverse situazioni che incontro. Ecco proprio di incontro occorre parlare e assumerla come categoria principale del nostro agire pastorale. Incontrare ha molte sfaccettature per entrambe le parti, significa conoscere l’altro (quanto cambia la percezione per un ragazzo sentirsi chiamare per nome dal primo momento), dare qualità e profondità all’incontro (l’educatore deve saper “entrare” nella vita del ragazzo da quella che don Bosco chiama il punto accessibile al bene), puntare in alto per diventare una situazione di crescita.

Ecco che il ponte un po’ alla volta riesce a svettare, ad essere costruito secondo un’idea e i conti fatti per bene, resistenti alle intemperie e alle turbolenze.

a cura della Commissione Formazione e Animazione TGS Eurogroup

[continua]

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