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What’s in a name?

“What’s in a name? That which we call a rose
By any other name would smell as sweet.”

“Romeo and Juliet”
by William Shakespeare

(Cosa c’è in un nome? Ciò che noi chiamiamo rosa, chiamata con un altro nome, profumerebbe altrettanto dolce)

Così la sconsolata Giulietta dal balcone si rivolgeva al suo amato Romeo.

Ma da allora se ne è fatta di strada.  Emerge dai risultati di studi condotti su una campionatura di 3.000 genitori inglesi (con figli di età compresa tra 1 e 4 anni) cui è stato chiesto di trascrivere il nome dei figli e di attribuire un punteggio al loro comportamento.

I ragazzini di nome Rose e Corey sono i più difficili da gestire in quanto inclini ad essere capricciosi ed a trovare da ridere con i genitori. Anche le piccole Sophia, Victoria, Faith and Isabel non sarebbero così affabili. In fatto di maschili, i più vivaci sarebbero i Jay, Bailey, Kyle and Kian.
Al contrario le bimbe di nome Connie, Maddison and Rachel ed i maschietti Finn, Christopher and Ewan sembrerebbero dare meno filo da torcere ai propri genitori.

Dallo studio emerge anche che generalmente è più difficile gestire le femminucce rispetto ai maschietti. In media i bimbi hanno tre fasi acute di capricci al giorno. L’ora delle nanne è certamente il momento più difficile da gestire per i genitori e le maggiori crisi di pianto avvengono in genere a casa, anche se non va trascurato il momento della spesa al supermercato.

I genitori stessi che hanno collaborato alla ricerca sostengono, però, che il nome dato ai pargoli non può in nessun modo condizionarne il carattere.

Alessandra
(via The Daily Mail)

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