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L’Aquila post # 05

L'Aquila_Post05

Oggi half-day trip in downtown L’Aquila. Dopo colazione, lodi, formazione, pulizie dei bagni e benvenuto ai ragazzi, alle 10.00 o poco più noi quattro fuggiamo e raggiungiamo  l’albergo di Ziad e Jennifer. Il traffico è già intenso e tutto il viale della Croce Rossa è una coda infinita. Ora che il centro storico è chiuso, esso rappresenta l’unica strada o quasi per raggiungere la parte opposta della città. Arrivati a destinazione recuperiamo Jennifer mentre Ziad è perso chissà dove… (scopriremo poi che è rimasto in camera ad aspettarci tutto il tempo… problemi di comunicazione con la reception che non l’ha raggiunto quando lo cercavamo disperatamente!). Never mind, Ziad potrà visitare il centro storico domani.
Le indicazioni sono chiare: è necessario costeggiare il lato est della città (lato opposto rispetto a quello in cui si trova il nostro Oratorio), scendere fino al terminal dei bus, oltrepassare il campo di accoglienza mobile di Collemaggio (davanti all’omonima basilica dove venerdì si celebra la giornata della Perdonanza con relativa processione) ed entrare nell’area del centro storico. Le macchine si lasciano in prossimità della sede del Consiglio Regionale e si prosegue a piedi. Passato il posto di blocco, si entra in Corso Federico II.
Le sensazioni che si provano sono indescrivibili. Camminiamo in silenzio, lentamente. Ogni volta che si gira lo sguardo c’è sempre un particolare che colpisce gli occhi e il cuore. Uno squarcio nel palazzo dell’Inps. Una torretta imbragata in cima alla palazzina del Cinema Massimo. La vetrina devastata di una pasticceria che nei cartelli esposti pubblicizza ancora la produzione di ovetti di Pasqua. I vigili del fuoco impegnati ovunque nel mettere in sicurezza gli edifici. Il campanile di una chiesa in fondo ad una stradina laterale, tutto puntellato con travi si legno. Il negozio di un fotografo in una corte piena di macerie che si intravede attraverso un portone di legno socchiuso. Una enorme trave di cemento armato crollata a terra da chissà dove in mezzo a un vicolo. Fino ad arrivare in Piazza Duomo, da dove si scorge la cupola della chiesa di S. Maria del Suffragio, squarciata dal terremoto, una delle immagini simbolo della tragedia, ormai completamente nascosta dalle impalcature che ne trattengono quel poco che è rimasto in piedi.
Osserviamo, documentiamo, commentiamo, ci indichiamo a vicenda le cose che più ci colpiscono, infine usciamo dalla “zona rossa”, al check-point salutiamo con un cenno militari e vigili del fuoco (i quali ricambiano con uno sguardo che da solo rivela sentimenti di vicinanza e riconoscenza) e ci portiamo per sempre con noi quelle immagini e quelle sensazioni.

A mezzogiorno e mezzo siamo già di ritorno all’Oratorio e pranziamo assieme agli insegnanti. La giornata prosegue tranquillamente con i corsi di inglese, giunti già al terzo giorno di attività, e la serata è libera. Ne approfittiamo per una cenetta alla Trattoria Torretta, nell’omonimo quartiere, assieme a Jennifer e Ziad. E alle 11.00pm, dopo aver riaccompagnato i teachers in albergo, raggiungiamo il nostro gruppo al campo per la buonanotte.

Igino

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