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Rochester, welcome to Dickens Town!

Dopo aver raccontato delle grandi celebrazioni in corso in questi giorni per il Bicentenario della nascita di Charles Dickens (vedi precedente post “Happy Birthday Charles Dickens!”), riportiamo oggi un interessante articolo a firma di Roberto Caramelli, pubblicato nei giorni scorsi nella sezione Viaggi del sito Repubblica.it, che presenta la città di Rochester tanto amata da Charles Dickens, il grande autore inglese di cui quest’anno si celebra il bicentenario. Cogliamo l’occasione per rivelare oggi in anteprima assoluta che Rochester sarà meta privilegiata di una delle gite programmate per i gruppi TGS di Coulsdon e Tunbridge Wells nei rispettivi Corsi estivi di lingua inglese previsti per l’Estate TGS 2012

Il 7 febbraio è il giorno clou dei festeggiamenti per i duecento anni dalla nascita di Charles Dickens, il più grande scrittore dell’epoca vittoriana. Per tutto il 2012, quasi tutti gli eventi saranno concentrati nella capitale inglese dove l’autore di “David Copperfield” ambientò molti romanzi. La città più amata da Dickens, però, non fu Londra ma Rochester, nella quale lo scrittore visse gli ultimi anni della sua vita e morì nel 1870. La definì «piacevole, piccola, linda, bella e prospera». Dickens è sepolto nell’Abbazia di Westminster, nel Poets’ Corner accanto a Geoffrey Chaucer, Alfred Tennyson, Rudyard Kipling, ma il suo desiderio, come rivelò il biografo e amico John Forster, era quello di «essere tumulato nel piccolo cimitero sotto le mura del castello di Rochester ».

Rochester, sulla costa del Kent, a cinquanta chilometri da Londra, è una piccola città che, insieme a Chatham e Gillingham, costituisce un nucleo urbano di centomila abitanti chiamato Medway. Fu un castrum dei romani (da qui la finale “chester”) che costruirono anche un ponte sul Medway.

Il fiume, che tocca la città ed è stato un’importante via di comunicazione, è sorvegliato dal poderoso castello costruito dai normanni nel XII secolo. Per secoli difese la strada per Londra. Il maniero viene citato ne “Il Circolo Pickwick”.

La cattedrale, romanica, è la più antica in Gran Bretagna dopo quella di Canterbury. Venne fatta costruire dal 604 in poi dal vescovo Justus, inviato da papa Gregorio II per convertire gli inglesi. Dickens cita la chiesa «che odora di terra» in tre romanzi: “Grandi Speranze”, “Il Circolo Picwick” e l’incompiuto “Il Mistero di Edwin Drood”.
Una targa, collocata nella chiesa, ricorda il desiderio di Dickens di essere sepolto a Rochester.

Il castello e la cattedrale sono due delle tappe dell’itinerario In the Dickens Footsteps (“Sulle orme di Dickens”) che il Medway Council ha istituito per segnalare i luoghi citati nei romanzi dickensiani. Ognuno con targa e riferimenti letterari.

Il percorso inizia da Gad’s Hill, la casa di “Il Circolo Pickwick” in campagna che lo scrittore acquistò nel 1856 e dove visse con la famiglia fino alla morte. L’edificio a due piani è visitabile solo su appuntamento perché occupato da una scuola; dista due chilometri dal centro di Rochester. Dickens percorreva quella distanza a piedi per andare a far compere o per arrivare all’ufficio postale per spedire lettere e manoscritti. Gad’s Hill fu l’unica casa che lo scrittore acquistò in tutta la sua vita ed ebbe un forte valore simbolico. Il padre, John, contabile nei cantieri navali di Chatham andava spesso a passeggiare con il piccolo Charles. Ogni volta che passavano davanti a quella villetta di mattoni rossi, diceva al figlio: «Un giorno questo paradiso sarà nostro». A Gad’s Hill Dickens ospitò Hans Christian Andersen. Nel giardino venne montato lo “chalet svizzero” regalatogli dall’amico attore Charles Fetcher e arrivato smontato dalla Svizzera. In quello chalet furono scritti “La piccola Dorrit”, “Grandi speranze”, “Il nostro comune amico”, “Il mistero di Edwin Drood”. Lo chalet è stato trasportato nel centro di Rochester, nel giardino dell’Eastgate House, sulla High Street: è visitabile e fa parte del percorso letterario.

L’Eastgate House, sulla centralissima High Street, è un edificio cupo, severo, del Cinquecento: viene citato ne “Il mistero di Edwin Drood” come la scuola femminile Nun’s House. Sempre sulla High Street c’è la Casa dei Viaggiatori Poveri aperta dalla Watts Charity alla fine del Cinquecento per ospitare i vagabondi. Rimase aperta fino alla metà dell’Ottocento, ora è un piccolo museo: Dickens ambienta qui uno dei suoi racconti natalizi, “La casa dei Viaggiatori poveri”.

Un museo che ricrea la vita ai tempi di Dickens è il Guidhall Museum, che nell’Ottocento era un tribunale. Qui viene portato il piccolo Pip, uno dei protagonisti di “Grandi Speranze”.

Funziona tuttora come albergo il Royal Victoria and Bull Hotel che compare ne “Il Circolo Pickwick” con il nome di The Blue Roar, è sulla High Street, strada dove, in estate e a Natale, si svolge il Dickens Festival. Parate in abiti vittoriani, bevute, reading, che quest’anno si ripetono, in via eccezionale, dal 6 all’11 febbraio. Non è solo un trionfo di parrucche, costumi d’epoca, barbe e nasi finti, è la vitalità di eroi comici o drammatici: Dickens, più che storie, raccontò infatti grandi personaggi.

Una versione moderna del mondo dickensiano è Dickens World, costruito a Chatham Maritime, i docks dove il padre di Dickens lavorava. Qui sono stati ricreati un percorso nella Londra tenebrosa del 1800, ambienti interattivi e il Britannia Theatre, dove vengono messi in scena i romanzi dello scrittore.
«Non è un parco disneyano ma un luogo dove, attraverso gioco, ragionamento ed emozioni, si vuole far avvicinare i giovani ai libri di Dickens», dicono alla Dickens Felloship, organizzazione fondata nel 1902 per tenere vivo l’interesse verso quello che lo scrittore Gilbert Keith Chesterton definì «l’ultimo degli autori mitologici, che riuscì sempre a fare dei suoi personaggi degli dei».

Roberto Caramelli
© Repubblica.it

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